Un salto nella storia dell’alpinismo
Il Gruppo del Sella, al confine tra Val Gardena (provincia di Bolzano, Alto Adige) e Val di Fassa (provincia di Trento, Trentino), custodisce una delle ferrate più leggendarie e affascinanti delle Dolomiti: la Ferrata delle Mesules. Non è solo un sentiero attrezzato: è la prima ferrata costruita nelle Dolomiti, risalente al 1912, e percorrerla significa ripercorrere i passi dei pionieri dell’alpinismo.
Il nome “Mesules” viene dal ladino e significa “i tavolati”, “i grandi gradoni rocciosi”: un riferimento diretto alla morfologia della parete, costituita da grandi lastroni rocciosi e terrazze naturali che si sovrappongono fino alla vetta del Piz Selva (2.941 m). Un ambiente maestoso, che alterna il fascino dell’alta quota alla rudezza della roccia viva.
La salita: tra verticalità e stupore
La nostra giornata inizia presto, al Passo Sella (2.240 m), tra le prime luci del mattino. Il Sassolungo, illuminato dal sole nascente, si colora di rosso e oro, regalando un risveglio indimenticabile. Insieme all’amico Davide, affrontiamo i primi passi del sentiero che conduce all’attacco della ferrata. È una giornata perfetta: cielo limpido, aria frizzante, e il cuore già pieno di emozioni.
La parete si alza verticale sopra di noi, austera e affascinante. I primi metri mettono subito alla prova: camini stretti, pioli metallici e cavi ben tesi ci accompagnano lungo tratti impegnativi, dove il vuoto si fa sentire sotto i piedi. Non c’è spazio per distrarsi. I movimenti devono essere precisi, ben calibrati. Ma la roccia del Sella è solida e rassicurante, e trasmette sicurezza a ogni passo.
Superato il primo tratto, la ferrata si fa più varia. Si alternano traversi esposti, gradoni e cenge panoramiche. La vista comincia ad aprirsi su uno degli scenari più spettacolari delle Dolomiti: la Marmolada, le Odle, il Sassolungo e decine di altre cime all’orizzonte. Ogni pausa è una cartolina.
Il silenzio accompagna la salita, rotto solo dal vento tra le guglie o dal verso di qualche gracchio. Con Davide condividiamo silenzi e sorrisi: in certi ambienti non servono parole, basta esserci. E lo siamo, completamente immersi in questa dimensione verticale e autentica.









Infine, la fatica lascia spazio all’emozione: siamo sulla cima del Piz Selva (2.941 m). Davanti a noi un orizzonte infinito, un mare di cime dolomitiche che sembra non finire mai. È un momento di conquista e di gratitudine, di quelli che rimangono impressi nel cuore.
La discesa attraverso l’altopiano delle Mesules e la Val Lasties è lunga e severa, tra ghiaioni e canaloni che accompagnano lentamente verso valle. Ma è anche l’occasione per lasciar sedimentare le emozioni, passo dopo passo, fino al ritorno al punto di partenza.
La Ferrata delle Mesules non è un itinerario qualunque: è un viaggio nella storia dell’alpinismo e un incontro diretto con la potenza delle Dolomiti. Impegnativa e tecnica, richiede rispetto, preparazione ed esperienza. In cambio regala una delle esperienze più autentiche che queste montagne possano offrire.
In breve come arrivare e info importanti
- Parcheggio: al Passo Sella (a pagamento, attenzione posti limitati in alta stagione).
- Sentieri di accesso: breve avvicinamento dal passo all’attacco della ferrata.
- Quota di partenza: 2.240 m (Passo Sella).
- Quota massima: 2.941 m (Piz Selva).
- Dislivello: +1.040 m circa.
- Durata: 7-8 ore complessive.
- Difficoltà: EEA/D (difficile, tratti verticali ed esposti).
- Periodo consigliato: estate con meteo stabile (giugno-settembre).
- Attrezzatura obbligatoria: caschetto, imbrago, set da ferrata, guanti.








Il valore di una salita
La Ferrata delle Mesules è molto più di un percorso attrezzato: è una porta aperta sulla storia delle Dolomiti, un’avventura verticale che unisce sport, natura e memoria alpinistica. Non è un itinerario per tutti, ma per chi decide di affrontarlo diventa un’esperienza che rimane per sempre.
Conquistare la Mesules significa entrare in contatto diretto con l’essenza delle Dolomiti: il fascino selvaggio delle sue pareti, la forza delle sue guglie, il silenzio dei suoi altipiani. È una sfida, un viaggio e, soprattutto, un’emozione autentica.
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